Highlights from the Third RFBW Event: Engaging Men
lunedì, marzo 12th, 2012
Dunque ci siamo. O quasi. A quattro anni dall’ideazione del progetto Ready for Board Women, presentato da PWA nel 2008, si è concluso l’iter parlamentare sull’introduzione delle quote di genere nella composizione dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali delle società quotate e pubbliche.
Ne abbiamo parlato, e discusso, mercoledì 29 febbraio nella sede dell’Assolombarda. Eravamo in tante (e tanti): partecipazione numerosa e qualificata.
Monica Pesce, presidente PWA, dopo il saluto agli ospiti ha illustrato le novità di quest’anno del progetto. La creazione del nuovo Advisory Board, con il coinvolgimento di persone che provengono direttamente dal business, con l’intenzione di mobilitare anche gli uomini che devono prendere le decisioni fondamentali nei consigli di amministrazione. La digitalizzazione della lista, che sarà disponibile anche on-line e consultabile in modo più immediato, con aggiornamenti e approfondimenti trimestrali. L’organizzazione di quattro workshop nel corso dell’anno. Verranno condotti da Bonelli Erede e Pappalardo/Valdani Vicari&Associati, Ernst&Young, D’Antona & Partners e Simona Cuomo della SDA Bocconi. Francia e UK dovrebbero essere l’estensione del progetto RFBW a livello europeo. Monica ha anche annunciato che il Ready for Board Women ha avuto il patrocinio dell’Ordine dei commercialisti di Milano.
Alberto Grando, Dean SDA Bocconi e nuovo membro del nostro Advisory Board, ha puntato il suo intervento sulla necessità di far conoscere tutte le competenze presenti nel mondo del lavoro e in questo si è detto d’accordo col progetto di PWA. Un modo per valorizzare al meglio i meriti e le capacità: di fronte al 50% di laureate donne della Bocconi, esiste uno sbilanciamento per quanto riguarda la presenza femminile nei consigli di amministrazione delle aziende italiane, solo il 15-20%, quando va bene. E pensare che molte ricerche hanno evidenziato che le aziende nei cui board siedono più donne manifestano performance superiori alle altre. È un dato di fatto. E allora ben vengano iniziative come Ready for Board Women, una forma di comunicazione che aiuta per lo meno ad aumentare il bacino di utenza delle candidature. Magari anche senza farne prioritariamente una questione di diversità di genere.
Rita Querzè del Corriere della sera e Cinzia Sasso di Repubblica hanno stimolato il dibattito sottolineando come lo sviluppo delle cosiddette quote rosa non sembra aver avuto una velocità abbastanza sostenuta, nonostante le continue dichiarazioni d’intenti arrivate da tutte le parti. A questo ha risposto Stefano Agostini, presidente e amministratore delegato San Pellegrino (Nestlè): la sua azienda ha puntato molto sui giovani e sulle donne, donne che avevano magari necessità di allontanarsi dal lavoro per maternita, ma alle quali è stato consentito di rientrare in azienda, evitando che la loro vita personale rallentasse la carriera. Ma c’è ancora molto margine di miglioramento, ha sostenuto Rita Querzè, snocciolando dati sulla rappresentanza femminile nei consigli delle aziende italiane. Ancora pochissime donne. Ma facendo l’importante esempio di una donna PWA, Laura Iris Ferro, attuale presidente del Cda del Pio Albergo Trivulzio del Comune di Milano.
Ferro ha raccontato la sua esperienza, sostenendo che spesso le donne hanno fatto meno passi avanti nel privato che nel pubblico. Con una certa propensione delle donne a non proporsi con determinazione quando hanno a che fare con figli e problemi familiari. Insomma, sostiene Cinzia Sasso, la rivoluzione delle donne è ancora una rivoluzione incompiuta, soprattutto a livello culturale. E provoca Luigi Arturo Bianchi (CdS Intesa San Paolo, CdA Banca Generali e Benetton) chiedendogli se lui non si sente a disagio, durante i consigli di amministrazione, di avere intorno tutti uomini, tutti uguali, tutti vestiti allo stesso modo.
Bianchi ha sostenuto che ritiene esagerata l’enfasi data ai consigli di amministrazione, tentando di smitizzarne l’importanza, e nello stesso tempo sostenendo che in Italia il problema è in particolare una questione di potere: le donne sono in generale escluse dal potere. Che vede la presenza delle donne soprattutto nelle posizioni di staff, difficilmente in quelle veramente decisionali. Ostacoli e condizionamenti che bisogna risolvere col favorire la conciliazione del lavoro con la vita privata. E con il creare opportunità di riequilibrio delle competenze fra uomini e donne.
Elisabetta Magistretti (Pirelli e Mediobanca): non pensiamo solo ai Cda, lavoriamo molto nell’inserimento delle donne nei consigli esecutivi che possano modificare la governance nel suo complesso, cambiare le vecchie regole del gioco. Ed è fondamentale che questo avvenga nelle aziende di tipo pubblico. Dando alle donne una preparazione specifica, così che arrivino nei consigli molto preparate e pronte a imprimere una vera svolta nel modo di intendere il ruolo di ogni singolo componente.
Ma gli uomini possono e vogliono fare qualcosa?, chiede Cinzia Sasso. Stefano Agostini risponde che per la sua esperienza, donne e giovani possono rendere l’azienda più moderna, dinamica e attuale. Perciò ben vengano tutti gli apporti di novità. Anche se, sostiene Bianchi, in termini di fatturato le donne sono ancora lontane dalle possibilità che vengono offerte agli uomini. Forse anche perché meno condizionate e meno legate a clan o lobby.
Alberto Meomartini, presidente Assolombarda, chiude la manifestazione sostenendo che in Italia la cultura dei consigli di amministrazione non è poi così radicata. E la sua esperienza insegna che, uomini o donne che siano, il valore è sempre dato dalla diversità di competenze. E anche questo favorisce la presenza dei giovani e delle donne in tutti i posti decisionali delle società, pubbliche e private.





































